Il simile cura simile — e il niente cura tutto
L'omeopatia spiegata a chi non riesce a credere che funzioni davvero così
Esiste una pratica terapeutica che ogni anno muove quasi 10 miliardi di dollari nel mondo, viene raccomandata da medici e farmacisti, è rimborsata in alcuni paesi dal sistema sanitario pubblico, e i cui principi attivi (quando vengono analizzati in laboratorio) risultano essere… zucchero.
Benvenuti nel fantastico mondo dell’omeopatia!
Solo nell’ultimo anno, oltre 18 milioni di italiani hanno usato medicinali omeopatici[1], quasi quattro adulti su dieci. A livello globale, il mercato dell’omeopatia valeva 9,3 miliardi di dollari nel 2023, con una crescita stimata del 12% annuo.[2] Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’omeopatia è il secondo sistema medico più diffuso al mondo, con oltre 600 milioni di pazienti in più di 100 paesi.[3]
Questi numeri sarebbero semplicemente impressionanti se stessimo parlando di un farmaco. Diventano qualcosa di molto più interessante, e perturbante, quando si scopre su cosa si fondano i principi teorici di questa disciplina. Perché l’omeopatia non è solo medicina alternativa nel senso generico del termine. È una pseudoscienza costruita su assunti che violano le leggi fondamentali della chimica, della fisica e della biologia, e che nessuna ricerca scientifica seria è mai riuscita a validare. Eppure funziona benissimo, almeno come business.
Hahnemann, il padre dell’omeopatia.
Per capire l’omeopatia bisogna tornare alla fine del Settecento e presentare il suo inventore: Samuel Hahnemann, medico tedesco nato nel 1755, brillante, poliglotta, traduttore di testi scientifici e profondamente insoddisfatto della medicina del suo tempo. Il che, bisogna ammetterlo, era comprensibile. La medicina del suo tempo era un disastro: salassi, clisteri di mercurio, purghe devastanti. I medici spesso facevano più danni delle malattie che cercavano di curare.
Hahnemann smise di esercitare, convinto che quella medicina facesse più male che bene, e si mise a tradurre testi scientifici per mantenersi. Fu proprio durante la traduzione di un trattato sulla china, la corteccia da cui si estrae il chinino, usato contro la malaria, che ebbe la sua illuminazione. Hahnemann prese una dose di china su se stesso e notò di sviluppare sintomi simili a quelli della malaria. La sua conclusione, affrettata, assurda e del tutto priva di un’adeguata verifica, fu la seguente: le sostanze che causano certi sintomi in un individuo sano possono curare quegli stessi sintomi in un individuo malato. Similia similibus curentur. Il simile cura il simile.
Da questa intuizione nascerà un sistema medico che sopravviverà per oltre duecento anni.[4]
Hahnemann portò avanti i suoi studi sviluppando la sua teoria per decenni, convinto di aver scoperto un principio universale della natura. Aggiunse nel tempo un secondo pilastro teorico, ancora più radicale del primo: le sostanze curative diventano più potenti man mano che vengono diluite. Non meno potenti,più potenti. Più diluisci, più curi (secondo questo principio dovrei anche ubriacarmi più velocemente se diluissi l’alcool con abbondante acqua!). Questa idea, chiamata «potentizzazione», è il cuore dell’omeopatia e il punto in cui la disciplina lascia definitivamente i binari della razionalità scientifica.
La diluizione: quando il nulla cura tutto
Per capire di cosa stiamo parlando, facciamo un po’ di chimica elementare. I rimedi omeopatici vengono preparati attraverso diluizioni successive in acqua o alcool, con un processo rituale che prevede anche la «succussione»: ovvero lo scuotimento vigoroso del contenitore ad ogni diluizione. Le diluizioni vengono indicate con scale numeriche: 6C, 30C, 200C, dove C indica una diluizione centesimale (cioè una parte di sostanza in cento parti di solvente) ripetuta tante volte quante indica il numero.
Una diluizione 12C significa che la sostanza originale è stata diluita di un fattore pari a 10 alla 24ª potenza. Per chi non ama i numeri astronomici: il numero di Avogadro (cioè il numero di molecole presenti in una mole di qualsiasi sostanza) è circa 6 per 10 alla 23ª. In altre parole, a partire da una diluizione 12C, la probabilità che nel preparato finale si trovi anche una sola molecola della sostanza originale è statisticamente vicina allo zero. Eppure la maggior parte dei rimedi omeopatici in commercio ha diluizioni di 30C, 200C, o addirittura 1000C. Sono acqua. Acqua su granuli di zucchero.
I sostenitori dell’omeopatia sono consapevoli di questo problema (sarebbe difficile non esserlo) e hanno dribblato il problema sviluppando un altro concetto affascinante: la «memoria dell’acqua». L’idea è che l’acqua conservi l’impronta energetica o informatica della sostanza con cui è venuta a contatto, anche dopo che ogni traccia fisica di essa è scomparsa. Il meccanismo con cui questa «informazione» verrebbe conservata e poi trasmessa al corpo non è mai stato chiarito e né potrebbe esserlo, perché contraddirebbe ogni cosa che sappiamo su come funzionano le molecole d’acqua.
Ma c’è di più. Anche volendo concedere per assurdo che l’acqua possa «ricordare» le sostanze, sorge immediatamente un problema imbarazzante: perché ricorderebbe solo le sostanze terapeutiche e non tutto il resto? Ogni molecola d’acqua del pianeta, nella sua storia, è entrata in contatto con un numero incalcolabile di sostanze: minerali, rifiuti organici, agenti patogeni, composti chimici di ogni tipo. Se la memoria dell’acqua funzionasse davvero, ogni bicchiere d’acqua sarebbe un cocktail informazionale di tutto ciò che l’acqua ha incontrato nella sua storia geologica. Incluse, tra le altre cose, le tracce di ciò che tutti i mammiferi della Terra hanno escretto nei secoli.
La conseguenza logica di tutto questo è radicale e difficilmente aggirabile: poiché le diluizioni omeopatiche più comuni non contengono alcuna molecola del principio attivo originale, preparati diversi, destinati a patologie diverse, prodotti da sostanze diverse, risultano chimicamente e fisicamente identici. Non esiste nessun metodo di analisi che possa distinguere, una volta rimosse le etichette, un rimedio omeopatico per l’insonnia da uno per il raffreddore, o da un flacone di semplice acqua distillata. Sono la stessa cosa.
Cosa c’è davvero dentro un rimedio omeopatico?
La domanda sulle materie prime di partenza (la sostanza che viene diluita fino a scomparire) merita un capitolo a parte, perché la risposta è tra le più bizzarre che la storia della medicina abbia da offrire.
I rimedi omeopatici possono essere preparati a partire da pressoché qualsiasi cosa. Piante, minerali, sostanze animali… fin qui niente di sorprendente. Ma il catalogo si fa rapidamente più creativo. L’Oscillococcinum, uno dei prodotti omeopatici più venduti al mondo (commercializzato dalla francese Boiron e presente in tutte le farmacie) è preparato a partire da estratto di cuore e fegato d’anatra, diluito alla 200CK, una diluizione così estrema da garantire l’assoluta assenza di qualsiasi molecola del principio attivo.[5][6]
La storia della sua origine è ancora più surreale: fu inventato negli anni Venti del Novecento da un medico francese di nome Joseph Roy, che durante la pandemia di influenza spagnola del 1917 credette di identificare al microscopio un batterio nel sangue dei malati, che chiamò «oscillococco». Nessun oscillococco è mai stato trovato da nessun altro ricercatore, e oggi sappiamo che l’influenza è causata da un virus e non da un batterio. Il prodotto è ancora in vendita, e la Cochrane Collaboration ha concluso che non fornisce alcun beneficio oltre l’effetto placebo.[7]
Ma l’omeopatia ha spinto questa logica ancora più lontano. Esiste un rimedio omeopatico preparato a partire da un frammento del Muro di Berlino. Il principio, coerente con la logica interna del sistema, è che le proprietà simboliche ed energetiche del muro (divisione, oppressione, liberazione) possano essere trasferite al paziente attraverso le opportune diluizioni. Non si tratta di un caso isolato o di un ciarlatano di periferia: rimedi di questo tipo compaiono in cataloghi omeopatici professionali e vengono prescritti da omeopati certificati. Così se ti senti giù, oppresso o privo di libertà, questo farmaco dovrebbe aiutarti a curare la tua condizione. La logica è sempre la stessa: se il principio attivo è l’«informazione», allora qualsiasi cosa possa portare un’informazione può diventare un rimedio.
Gli studi sull’efficacia: cosa dice la ricerca
Qui la questione è semplice, anche se la semplicità a volte sfugge a qualche milione di persone. Le revisioni sistematiche della letteratura scientifica (quelle che aggregano i risultati di decine o centinaia di studi e ne valutano la qualità metodologica) convergono su una conclusione consistente: l’omeopatia non ha efficacia terapeutica superiore al placebo per nessuna condizione clinica.
Nel 2015 il National Health and Medical Research Council australiano ha pubblicato la revisione sistematica più ampia mai condotta sull’omeopatia: 176 studi esaminati, nessuna evidenza affidabile di efficacia per nessuna delle condizioni analizzate.[8] La Cochrane Collaboration — il gold standard internazionale delle revisioni sistematiche in medicina — ha prodotto risultati analoghi nelle sue analisi specifiche. La European Academies Science Advisory Council (EASAC), che riunisce le accademie scientifiche di tutti i principali paesi europei, ha concluso nel 2017 che non esistono evidenze robuste e riproducibili che i prodotti omeopatici siano efficaci per alcuna malattia nota.[9]
Quando esistono studi che sembrano mostrare risultati positivi, l’analisi metodologica rivela invariabilmente problemi: campioni piccoli, mancanza di randomizzazione, assenza di cecità adeguata, bias di pubblicazione. Gli studi metodologicamente più rigorosi tendono a mostrare effetti nulli. Questo schema è esattamente quello che ci si aspetterebbe da una sostanza inerte.
L’effetto placebo, d’altra parte, è reale e non va sottovalutato. Le consultazioni omeopatiche sono spesso lunghe, attente, empatiche. L’omeopata ascolta il paziente, gli dedica tempo, costruisce una narrativa terapeutica personalizzata. Tutto questo ha un effetto genuino sul benessere percepito, sulla gestione del dolore, sull’ansia. Ma quell’effetto appartiene alla relazione terapeutica, non al farmaco prescritto.
Quando l’acqua non basta
Fin qui si potrebbe concludere: in fondo, se qualcuno vuole spendere dieci euro in granuli di zucchero e stare meglio grazie all’effetto placebo, chi siamo noi per giudicare? Il problema è che il ragionamento funziona solo fintanto che l’omeopatia rimane un complemento alla medicina convenzionale. Quando diventa un’alternativa, la posta in gioco cambia radicalmente.
Esistono casi documentati di pazienti, adulti e bambini, deceduti o gravemente danneggiati perché hanno scelto di trattare patologie serie esclusivamente con rimedi omeopatici. Tumori diagnosticati in stadio precoce e lasciati progredire. Infezioni batteriche gravi non trattate con antibiotici. Bambini con meningite portati dall’omeopata invece che al pronto soccorso.
In Australia, nel 2002, una bambina di nove mesi di nome Gloria Sam morì di setticemia mentre i genitori, lui docente universitario di omeopatia, lei in deferenza al marito, trattavano il suo grave eczema esclusivamente con rimedi omeopatici, ignorando i ripetuti consigli dei medici convenzionali. I genitori vennero condannati per omicidio colposo nel 2009.[10]
In Australia, ancora, il caso di Penelope Dingle rimane uno dei più documentati e agghiaccianti. Diagnosticata nel 2003 con un carcinoma rettale in stadio iniziale e altamente trattabile, Dingle rifiutò la chirurgia e qualsiasi terapia convenzionale su consiglio della sua omeopata, Francine Scrayen, che la convinse che l’omeopatia potesse guarire il cancro e le raccomandò persino di non rivelare la diagnosi ai familiari. Per sette mesi fu trattata esclusivamente con rimedi omeopatici, durante i quali il tumore crebbe fino a diventare inoperabile. Penelope Dingle morì il 25 agosto 2005, a 45 anni, dopo mesi di dolori estremi e non adeguatamente trattati. L’inchiesta del coroner di Perth concluse che «la defunta aveva preso una serie di decisioni sfortunate basate su informazioni fuorvianti e inaccurate fornite da un’omeopata».[11]
Conclusione: il trucco più antico del mondo
L’omeopatia è, in un certo senso, un caso di studio perfetto su come funziona la pseudoscienza. Ha una storia abbastanza antica da sembrare consolidata. Usa un linguaggio tecnico (diluizioni, potentizzazioni, nosodi, costituzioni) che suona scientifico pur non essendolo. Intercetta bisogni reali: il desiderio di cure personalizzate, il timore degli effetti collaterali dei farmaci, la ricerca di un medico che ascolti. E produce un effetto genuino, il placebo, che i pazienti attribuiscono correttamente alla terapia, ma per le ragioni sbagliate.
Il problema non sono le persone che la usano. Il problema è un sistema che permette di vendere acqua come farmaco, che forma medici in una disciplina priva di basi scientifiche, e che incassa miliardi senza dover dimostrare quello che afferma.
Hahnemann, alla fine, non era un impostore. Era un uomo del suo tempo che fece un’osservazione sbagliata, ne trasse una conclusione sbagliata, e costruiì su di essa un sistema abbastanza coerente internamente da resistere a due secoli di smentite. Il problema non è lui. Il problema è che quel sistema, oggi, muove quasi 10 miliardi di dollari l’anno e cresce del 12% annuo.
Il simile cura il simile, diceva Hahnemann. E in effetti c’è qualcosa di poeticamente appropriato nell’idea che un’industria fondata sul vuoto prosperi magnificamente in un’epoca in cui il vuoto la fa da padrone.
[1]Eumetra per Omeoimprese, Scenario e consumatori di Medicinali Omeopatici 2025. Indagine commissionata dall’industria omeopatica su un campione di 1.400 adulti. Disponibile su: unasalute.it. Nota: il dato ISTAT più recente (2013) indicava il 4,1% di utilizzatori regolari.
[2]Grand View Research, Homeopathy Product Market Report, 2030. Disponibile su: grandviewresearch.com
[3]OMS, Traditional Medicine Strategy 2014–2023. Disponibile su: who.int
[4]Samuel Hahnemann, Organon der Heilkunst, prima edizione 1810, sesta edizione 1921.
[5]Wikipedia, voce «Oscillococcinum», con fonti primarie. Disponibile su: en.wikipedia.org/wiki/Oscillococcinum
[6]Quackwatch, «The True Story of Oscillococcinum». Disponibile su: quackwatch.org
[7]Mathie RT et al., «Homeopathic Oscillococcinum® for preventing and treating influenza and influenza-like illness», Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015. PMC: ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6726585
[8]NHMRC, NHMRC Information Paper: Evidence on the effectiveness of homeopathy for treating health conditions, marzo 2015. La stessa NHMRC ha poi precisato (2019): «Contrary to some claims, the review did not conclude that homeopathy was ineffective». Disponibile su: nhmrc.gov.au
[9]EASAC (European Academies’ Science Advisory Council), Homeopathic products and practices: assessing the evidence and ensuring consistency in regulating medical claims in the EU, settembre 2017. Disponibile su: easac.eu
[10]Thomas Sam e Manju Sam condannati per omicidio colposo, New South Wales Supreme Court, settembre 2009. Fonte: CBC News, «Australian parents jailed for failed homeopathy». Disponibile su: cbc.ca
[11]Caso Penelope Dingle. Coroner’s Court of Western Australia, State Coroner Alastair Hope, luglio 2010. Resoconto giornalistico: news-medical.net. Analisi del referto: steelclaws.wordpress.com



